L’importanza del co-housing

Co-housing, il nuovo modo di abitare favorisce ambiente e amicizie. E alleggerisce il portafogli, il che non guasta .
Negli ultimi decenni il cambiamento delle relazioni sociali e degli scambi di pensieri e stati d’animo, frequentemente affidati ai social network e ai messaggi virtuali, ha apportato un senso di profonda solitudine e di mancanza di comunicazione delle emozioni e dei sentimenti, sostituendo il “senso dell’ascoltare” con l’espressione di giudizi fini a se stessi, privati del rispetto degli altri.


Attraverso il co-housing, modello abitativo che rifugge la classica struttura tra inquilini, le persone che scelgono di farne parte sono tutte di pari livello, hanno origini e storie personali completamente diverse le une dalle altre e si uniscono tra loro senza principi ideologici alle spalle.
Percorso che le Amministrazioni locali, sostenendo realmente modici costi, dovrebbero intraprendere. E’ il futuro! Il di co-housing lo possiamo sintetizzare nei concetti di: senso di libertà, condivisione, di quelle convivialità delle differenze che ci parlava il beato don Tonino Bello.


A Roma è nata un’importante iniziativa, denominata “il mese delle porte aperte”, nei cohousing d’Italia e d’Europa: tornano, dopo un’interruzione dovuta alla pandemia, le Giornate europee dell’abitare condiviso, ideate in Olanda nel 2009, divenute iniziativa europea dal 2013 e sbarcate per la prima volta in Italia nel 2016, grazie all’impegno di Rive, Rete Italiana Cohousing e Abitare Collaborativo e Mcf Mondo Comunità e Famiglia. Nell’ambito delle iniziative per la Giornata delle comunità intenzionali, prende il via in questi giorni l’insieme di eventi che andranno avanti per tutto il mese di maggio: saranno aperte le porte di quell’abitare collaborativo di cui si sa ancora poco, soprattutto nel nostro Paese, ma che incuriosisce tanti, avvicinando sempre nuove persone a uno stile di vita comunitario e non solo.


La formula abitativa del co-housing, introdotta circa 50 anni fa nel nord Europa, in Olanda e Danimarca, prevedeva l’uso di un’abitazione privata gestita dal singolo nucleo familiare e la condivisione di una serie di attività – come ad esempio i lavori di casa, l’educazione dei figli – per agevolare le esigenze di giovani famiglie.


Esempio virtuoso, il Comune di Trento ha individuato soluzioni concepite non solo per le esigenze di chi sta invecchiando, ma destinate a creare comunità di vicini di casa di tutte le età, che vivono in condivisione, armonia e soprattutto amicizia.
Infatti, per “abitare collaborativo”non si intende solo la coabitazione, ma una condivisione più ampia delle relazioni, delle decisioni, degli spazi, delle risorse e del tempo libero all’insegna di uno stare insieme più ecologico, solidale e partecipato.

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