Ai microfoni di Report Vesuviano, il Segretario generale della Uil PierPaolo Bombardieri

In esclusiva, il Segretario generale della Uil PierPaolo Bombardieri, nato a Marina di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria). Si laurea in Scienze politiche all’Università di Messina ed inizia il suo impegno sindacale nella Uil giovani, di cui nei primi anni ‘90 diviene il segretario generale. Nel luglio 2020, viene eletto all’unanimità Segretario Generale dell’Organizzazione. Europeista convinto, fa parte dell’Esecutivo della Ces, la Confederazione Europea dei Sindacati.

In questa intervista, davvero appassionata, abbiamo toccato dei punti attuali, addentrandoci in uno dei sindacati più grandi ed importanti d’Italia.

Dott. Bombardieri, il 4 luglio 2020, il Consiglio Confederale Nazionale della UIL, riunitosi presso il Roma Convention Center La Nuvola, La elegge all’unanimità Segretario Generale dell’Organizzazione. Ci racconti brevemente il suo percorso nel sindacato, dopo gli studi presso l’Università di Messina

Ho iniziato il mio impegno sindacale nella Uil Giovani e, successivamente, sono stato eletto segretario della Uil Università e Ricerca di Roma e del Lazio. Nel 2007 sono entrato in Confederazione regionale, dove ho assunto l’incarico di Segretario organizzativo e, dal 2013, quello di Segretario generale. Nel 2014 sono diventato Segretario organizzativo della Uil nazionale e nel 2019 Segretario generale aggiunto. Il 4 luglio del 2020 sono stato eletto Segretario generale della Uil. Inoltre, faccio parte dell’Esecutivo della Confederazione Europea dei Sindacati.

Al di là del suo ruolo, Lei è da sempre molto attivo nel sindacato, avendo un atteggiamento propositivo, secondo me, dovuto anche al fatto di essere un europeista convinto. Tutto ciò ha inciso favorevolmente sul successo Uil nelle elezioni Rsu, con partecipazione democratica delle lavoratrici e dei lavoratori in tutti i luoghi di lavoro pubblici. Quanto ha inciso il suo atteggiamento propositivo a livello nazionale e ci spieghi questo successo nelle elezioni Rsu della Uil.

Sono convinto che il successo di un’Organizzazione sociale come la nostra dipenda, prevalentemente, da un lavoro di squadra. Noi siamo un sindacato laico, riformista ed europeista e questo approccio ci consente di avere una visione aperta ai problemi e alle soluzioni, al dialogo e al confronto, alla modernizzazione e allo sviluppo. È stato proprio il lavoro di squadra e la sinergia tra la Confederazione e le categorie a consentirci di ottenere un risultato decisamente positivo alle elezioni per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego. C’è stata una grande partecipazione democratica in tutti i luoghi di lavoro e la stragrande maggioranza ha espresso, nel segreto dell’urna, il proprio consenso a favore delle tre sigle confederali. In questo contesto, anche se i risultati definitivi non sono ancora disponibili, il trend di crescita della Uil emerge, in tutta evidenza, dai raffronti con le precedenti tornate. Colgo questa occasione per ringraziare tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori che hanno voluto accordare la loro fiducia alle nostre Rsu. A questi ultimi va il nostro incoraggiamento e il nostro plauso per l’impegno che si sono assunti nel difendere le ragioni del lavoro pubblico.

Ci spieghi meglio una sua proposta: la tassazione degli extraprofitti.

Il punto è molto semplice. In questi due anni, in conseguenza della pandemia, alcune aziende e multinazionali hanno macinato profitti extra, di gran lunga superiori a quelli ottenuti in tempi “normali”. La stessa cosa sta accadendo, ora, ad altre imprese, a causa della guerra e dell’aumento del gas. È una questione di equità e di efficienza economica: è giusto che sia redistribuita una parte degli enormi vantaggi ottenuti in condizioni di svantaggio per la collettività. È questa la strada maestra per recuperare, subito, le risorse necessarie a ridurre l’impatto della crisi sui lavoratori e sui pensionati. Il Governo ha varato un provvedimento in forza del quale si tassano al 10% gli extraprofitti maturati dalle imprese del settore energetico: il gettito previsto è pari a circa 4 miliardi. Se l’aliquota fosse del 30% avremmo un gettito di almeno 12 miliardi, una cifra che si incrementerebbe esponenzialmente se il provvedimento fosse esteso anche a tutte le imprese e multinazionali produttrici di beni o servizi che, venduti a causa della pandemia e, ora, della guerra, hanno loro consentito di accumulare mega introiti. Una soluzione del genere fu già adottata dopo la Prima guerra mondiale, su proposta di Keynes, quando si arrivò a tassare gli extraprofitti al 50%, proprio per attenuare le ricadute sociali della crisi. Peraltro, è la stessa Unione Europea che invita ad andare in questa direzione e la Commissione ha stimato che una tale decisione renderebbe disponibili, a livello europeo, 200 miliardi di euro. Infine, poiché questo schema di tassazione è già stato approvato dal Cdm, sarebbe semplicissimo allargare la platea e innalzare l’aliquota: è solo una questione di volontà politica e di coraggio, per ridurre le disuguaglianze e avviare una ripresa equa ed efficace.

Lei sostiene che i Navigator possano e debbano essere stabilizzati, che opinione ha del reddito di cittadinanza e dell’apporto dei Navigator. Secondo Lei, il reddito di cittadinanza va rivisto?

Il reddito di cittadinanza può e deve essere migliorato, ma si è certamente rivelato utile per affrontare situazioni di estrema indigenza. Oggi, purtroppo, si sono estese le sacche di povertà e avere a disposizione uno strumento di welfare che risponda alle necessità primarie di tante persone che sono ai margini della società è sicuramente un fatto positivo. Ovviamente, il reddito di cittadinanza nulla ha a che vedere con le politiche attive del lavoro che partono da presupposti e hanno obiettivi del tutto diversi.

Per quel che riguarda, invece, i Navigator bisogna subito dire che, proprio in queste ore, grazie a una mobilitazione che dura da mesi e che è stata sostenuta con determinazione dalla nostra Organizzazione, si sta cercando una soluzione al tavolo con il ministro Orlando. Se, però, non si trova per loro una soluzione, dal Primo Maggio saranno licenziati circa duemila lavoratori che, guarda caso, sono dotati di una professionalità preziosa per il sistema delle politiche attive del lavoro: non avvalersi della loro competenza, dunque, sarebbe ingiusto e miope. La stessa Conferenza Stato Regioni ha ribadito la centralità di un efficace sistema di servizi per l’impiego e ha richiamato la necessità di specifiche e polivalenti professionalità. Insomma, il Paese ha un’importante possibilità per dare continuità occupazionale a centinaia di giovani specializzati e, al contempo, per sviluppare e rilanciare il settore della riqualificazione e della formazione. I Navigator possono e devono essere stabilizzati perché ci sono gli spazi, le opportunità e le necessità che solo chi non vuol vedere continua a ignorare.

Domenica 10 aprile, presso la sala delle Capriate in Pomigliano d’Arco (NA) c’è stato un evento avente ad oggetto Diritto al Lavoro Diritto alla Vita” e in un suo video messaggio alla platea ha esposto una bellissima iniziativa della UIL: zero morti sul lavoro. Ci può spiegare tale iniziativa.

Gli infortuni e gli incidenti mortali sul lavoro sono un fatto indegno di un Paese civile. Parliamo di 1200 morti in un anno: una vera e propria strage, spesso causata da ritmi o da condizioni di lavoro insostenibili, dalla smania del profitto, dall’assenza degli elementari sistemi di sicurezza se non, addirittura, dalla loro rimozione. Bisogna puntare, innanzitutto, sulla prevenzione e sulla formazione, ma anche sull’inasprimento delle pene. Qualcosa siamo riusciti ad ottenere, ponendo la questione al Governo e facendo sì che fossero emanati alcuni provvedimenti, ma non basta. Occorre proseguire in questa battaglia che va affrontata anche da un punto di vista culturale. Bisogna diffondere la consapevolezza della gravità del fenomeno, creando una coscienza collettiva la più diffusa possibile circa la necessità di un impegno condiviso per fermare questa strage. Con questo spirito e con questo intento è nata la campagna “Zero morti sul lavoro” che ha coinvolto migliaia di persone e, tra queste, anche personaggi della cultura, dello sport, dello spettacolo, della società civile, ai quali abbiamo chiesto di diventare testimonial dell’iniziativa, facendo una foto con il segno dell’OK. In America, infatti, in occasione della guerra di secessione, quando non si registravano vittime dopo una battaglia, si scrivevano su una bandiera bianca queste iniziali, corrispondenti a Zero Killed. Ecco, questo è il nostro impegno, questa è la lotta della vita: azzerare le morti sul lavoro.

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