Mattarella Richiamato all’Arme. La politica incapace di scegliere un successore

29 gennaio, ore 20 e 20, parte l’applauso, un applauso di giubilo da uno schieramento, di rassegnazione e di guardare avanti-forse- da un altro. Poi un applauso anche di chi non era ed è per nulla interessato alla rielezione di Sergio Mattarella, che è già stato Capo dello Stato per sette anni, non facili, da ultima l’emergenza Covid.

Già da mesi aveva espresso chiaramente di non essere per nulla interessato al mandato, alla rielezione.

La politica non l’ha seguito, nominato contro a volontà, che ha dato solo ieri alle 15 e 30. E dal discorso dopo l’elezione lo dice “Accetto solo per rispetto delle Istituzioni, ma avevo già altri programmi, nonostante le prospettive personali ora non posso sottrarmi.

E se già i voti erano elevati ai primi scrutini ora, ottava votazione, sono 759, a fronte dei 505 richiesti per la maggioranza assoluta.”Elezione Presidente della Repubblica 2022, Sergio Mattarella rieletto al Quirinale con 759 voti, superando il quorum di 505 voti. Mattarella ha accettato l’incarico: “Accetto per senso di responsabilità, nonostante prospettive personali, non potevo sottrarmi”. Giovedì 3 febbraio, giorno di scadenza del precedente mandato, il Parlamento si riunirà di nuovo per il giuramento.

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La classe politica italiana tutta si è dimostrata inetta e machiavellica, incapace di mettersi d’accordo. Una sorta di tira e molla tra la Destra, che proponeva nomi, anche di un certo rilievo, Pera, Moratti e Nordio la prima rosa che di aureo non ha avuto nulla, nonostante si trattasse di personaggi imparziali e di spicco. Poi un susseguirsi, la Cartabia, la Casellati, sino alla Belloni, su cui sembrava esservi un flebile accordo.

Salvini ha svolto il ruolo del “Guardia Mazzo”, le Sinistre ed i Cinque Stelle quello degli spettatori inerti di un’opera circense ed alla fine, per mettere d’accordo tutti si è fatto quello che si fa in questi giochi, si usa il mazza vecchio, che ameno piace a tutti.

Questo perché, hegelianamente, quando ad una Tesi si contrappone una Antitesi non proponente né negante ma, peggio, silente/vuotamente criticante, non si formerà mai una Sintesi, piuttosto si guarderà indietro alla ricerca di un porto sicuro, nostalgia di naufragi.

14 anni un mandato? Sembra piuttosto un dominio medioevale, un feudo. Ma la Costituzione consente una rielezione?

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Seppur il mandato sia rinnovabile e nulla dica la Carta Costituzionale circa una rielezione, la prassi Costituzionale ha sempre evitato una ipotesi del genere.

La durata del mandato (7 anni) è garanzia indipendenza e svincolo dalle Forze Politiche, le Camere hanno una durata di 5 anni, ed inferiore solo ai Giudici Costituzionali (9 anni).

Taluni, tuttavia ritengono che il divieto di rieleggibilità sia garanzia di indipendenza dalle Forze Politiche del Presidente della Repubblica.

Ad ora solo con Napolitano vi è stata una rielezione, ma con una finalità precisa, sanare lo stallo governativo successivo alle elezioni politiche.

Il 20 aprile 2013, un ampio schieramento parlamentare, per questo, chiese a Giorgio Napolitano la disponibilità a essere rieletto come Presidente della Repubblica, da lui concessa, venendo riconfermato alla carica, alla sesta votazione, con 738 voti su 997 votanti dei 1007 aventi diritto: Napolitano è divenuto così il primo presidente, nella storia della Repubblica Italiana, a essere eletto per un secondo mandato.

Purtuttavia Il 17 febbraio 2014, dopo le dimissioni irrevocabili di Enrico Letta a seguito dell’approvazione da parte della Direzione Nazionale del Partito Democratico di un documento in cui si chiedeva un cambio di Esecutivo, Napolitano affida a Matteo Renzi l’incarico di formare un nuovo governo.

Il governo Renzi giura il 22 febbraio, ottenendo la fiducia del Senato e della Camera dei deputati rispettivamente il 24 e il 25 febbraio.

A questo punto, il 14 gennaio 2015, il presidente  rassegnò le proprie dimissioni, preannunciate nel suo ultimo messaggio di fine anno e dovute alle difficoltà legate all’età.

In buona sostanza Napolitano ha svolto, nel secondo mandato, un po’ il ruolo di traghettatore del Parlamento che, uscito da elezioni inedite e scombinate non si metteva d’accordo nel trovare un Leader, un Presidente del Consiglio.

Copia e incolla di ciò che è successo con l’attualissimo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che giurerà il giorno 3 febbraio e si presume vada avanti sino a che la salute glielo consenta.

C’è da dire “lunga vita a Mattarella” dato che non abbiamo potuto dire “Morto il Re viva il Re”.

Giovanni Di Rubba

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