Rugby, Italia batte Uruguay 17-10 a Parma

Rugby, Italia batte Uruguay 17-10 a Parma e torna alla vittoria dopo due anni, ma il gioco degli azzurri è da bocciare. Buona la prestazione di Alessandro Fusco. Gli azzurri in campo con un nastro rosso al polso destro, per testimoniare il proprio impegno contro ogni discriminazione di genere

Ci si può lamentare di una vittoria dopo una traversata del deserto durata 2 anni e 55 giorni e dopo 16 sconfitte di seguito? Sì, ed è anche doveroso farlo perché l’Italia  che dal 2000 fa parte del Sei Nazioni – il massimo nel rugby – non può soffrire così per battere 17-10 (2 mete a una, 10-3, p.t.) l’Uruguay lontano dal grande giro e che che schiera onesti mestieranti che si guadagnano poco più della pagnotta giocando – e nemmeno tutti – nella seconda e nella terza divisione francese.

APPROFONDIMENTI

Già, perdere sarebbe stato ancora peggio: si sarebbero spalancate le porte dell’inferno perché un ko degli azzurri non era nemmeno quotato dai bookmaker tanto era lontano dalle logiche lineari del rugby in cui il più forte vince sempre, in cui non ci sono sorprese se non quando gli avversari più o meno di si equivalgono. E sulla carta e nella realtà (almeno fino ad oggi), fra Italia e Uruguay ci sono ben più dei tre posti di differenza nel ranking mondiale (14° e 17°). Ecco, al nuovo Lanfranchi di Parma, davanti ad appena 3.750 fedeli  ché ormai la Fir non si avventura più negli stadi con qualche respiro,  questa differenza non si è mai vista. Mai.  Una pena rispetto alle speranze, rispetto alle aspettative, rispetto ai ranghi delle squadre.  

Primo tempo

Eccetto i 7 miserissimi punti di vantaggio (10-3) sull’Uruguay, c’è da disperarsi per la pochezza dell’Italia a Parma che invece di prendere in mano il match si perde in mille errori, falli, indecisioni, scelte scellerate. Un disastro perché essere in vantaggio prima del the è il minimo sindacale per una formazione di professionisti attesi dal Sei Nazioni e opposti a volonterosi sudamericani che se va bene giocano, e non tutti, nella serie B francese. Proprio non ci siamo con la testa, oppressi dalla responsabilità di dovere vincere che invece di esaltare gli azzurri li fa incespicare e li rende molto poco efficaci. Il possesso del pallone è persino a favore dell’Uruguaye ciò non è ammissibile. Con una sufficienza che non ci è concessa buttiamo via almeno 6 punti della piazzola che potrebbero permetterci di giocare con più serenità: il capitano Lamaro va contro gli ordini di piazzare che riecheggiano dalla tribuna (nel rugby il ct non sat in panchina) e si affida all’istinto, ma evidentemente la risposta dentro di lui è quella sbagliata, perché non arriva alcun punto da ripetute penaltouche e persino da una mischia giocata sotto i pali dei sudamericani che hanno appena perso il mediano di mischia, punto con un giallo perché aveva fatto crollare una maul. Invece di segnare una meta in carrozza perdiamo pure il pallone. Chissè quelli del 6 Nazioni – avversari capaci di battere All Balcks er Australia e manager del colossale business – che cosa penseranno di noi e della nostra impalpabilità. Anche in superiorità numerica non raggranelliamo che un penalty con Garbisi. Scandaloso.

Così alla fine si salva solo un minuto di gioco, quello in cui il debuttante Pierre Bruno, 25enne genovese con il volto bagnato dalle lacrime all’inno, si tuffa in meta ben servito da un lungo passaggio di Garbisi dopo che la mischia aveva allestito un decente drive da touche. Un lampo in mezzo a una notte nerissima.  

La ripresa

Peggio che andare di notte. Fra gli azzurri si mettevano in luce Bruno e Brex, un po’ Ioane, ma era una squadra sfilacciata, con poche e confuse idee. Smentendo quanto detto alla vigilia da Lamaro (“Faremo poche cose, ma bene”) l’Italia alternava aperture lente e prevedibili e giocate sull’asse senza avanzare e per di più sempre quando il contesto avrebbe richiesto il contrario. E ancora errori e falli e indisciplina. Terrea la faccia del ct Crowley. Siamo arrivati al punto di sprecare una mischia e tre penaltouche ai cinque metri senza cavare un ragno dal buco, anzi perdendo la palla. Roba da squadra di terza fascia. L’Uruguay? Faceva il suo, bene, con orgoglio. Al 51′ finalmente una penaltouche ben giocata e finalizzata dall’appena entrato Faiva, tallonatore debuttante neozelandese di origini tongane: 17-3, finalmente oltre il break, finalmente un po’ di divario. Poteva essere l’abbrivio per il decollo e invece è iniziata la discesa nell’ulteriore mediocrità. Al 59′ dormita in difesa con Sanguinetti che accorciava (17-10) sfondando la trincea azzura dopo sei fasi. Insomma, a 20 minuti dalla fine, la partita era ancora clamorosamente in bilico. Reazione finale degli azzurri? Macché, Garbisi con un placcaggio fenomenale ha impedito il pareggio ai sudamericani e c’è andata pure di lusso perché l’arbitro gallese Evans poteva pure optare per una meta tecnica: in altre parole al 75′ ci saremmo trovati sul 17-17, un risultato fantascientifico per l’Uruguay, un dramma senza fondo per l’Italia. 

Poi una sofferenza fino all’ultimo secondo quando avrebbe dovuto essere una cavalcata. Vincere è tanto, c’è chi nello sport lo considera tutto, ma certo questa Italia, quella vista a Parma, è lontana anni luce dal livello minimo per il Sei Nazioni. Lo stesso ct Crowley ha ammesso sconsolato che dopo tre partite la squadra è regredita e che per il prossimo Torneo bisognerà lavorare tanto e tutti insieme per metterci un pezza. Il capitano Lamaro ha dato credito all’Uruguay e ha ricordato che per tanti dei giovani approdati in questi ultimi due anni in azzurro  i tratta della prima vittoria in carriera: ecco, vederla da suo lato, riduce un po’ la delusi L’iniziativa. Buona la prestazione di Alessandro Fusco: la classe non è acqua.

Per l’ultima gara del 2021, e a pochi giorni dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, gli azzurri sono scesi in campo con un nastro rosso al polso destro, per testimoniare il proprio impegno contro ogni discriminazione di genere e per invitare tutte le Società d’Italia impegnate sul campo domenica a fare altrettanto.one. Molto poco, in verità.  

Il tabellino

Parma, Stadio “Sergio Lanfranchi” – sabato 20 novembre, ore 14.00

Italia v Uruguay 17-10 (p.t. 10-3)

Marcatori: p.t. 11’ m Bruno tr Garbisi (7-0), 19’ cp Favaro (7-3), 40’ cp Garbisi (10-3); s.t. 53’ m Faiva tr Garbisi (17-3), 59’ m Civetta tr Ormaechea (17-10),

Italia: Padovani; Bruno (74’ Tavuyara), Brex, Morisi, Ioane; Garbisi, Braley (62’ Fusco); Steyn, Lamaro (cap), Negri (62’ Licata); Ruzza, Fuser (56’ Sisi); Nemer (50’ Ceccarelli), Bigi (50’ Faiva), Fischetti (50’ Traoré, 72’ Fischetti); Non entrato: Carlo Canna

a disposizione: Faiva, Traorè, Ceccarelli, Sisi, Licata, Fusco, Canna, Tavuyara

all. Crowley

Uruguay: Silva (60’ Vinals); Favaro (56’ Ormaechea), Perez (73’ Alonso), Freitas, Mieres (69’ Silva); Etcheverry, Inciarte; Diana, Civetta, Ardao (72’ Lamanna); Leindekar (69’ Magno), Dosantos; Arbelo (78’ Peculo), Kessler (65’ Gattas), Sanguinetti (72’ Benitez)

a disposizione: Gattas, Peculo, Benitez, Magno, Lamanna, Ormaechea, Vinals, Alonso

all. Meneses

arb. Evans (Galles)

g.d.l. Cayre (Francia), Trainini (Francia)

TMO: Whitehouse (Galles)

Calciatori: Paolo Garbisi (Italia) 3/4; Federico Favaro (Uruguay) 1/2; Augustin Ormaechea (Uruguay) 1/1

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