Tradizioni sannite: la goliardica festa dei “cornuti” di Ruviano e Rionero

A venti minuti da Caserta, si incontra un gioiello delle colline caiatine: Ruviano, piccolo comune di circa 1800 abitanti, di consolidata tradizione rurale, custode di una varietà di sapori e profumi che rievocano le tradizioni contadine in cui la famiglia, dopo una dura giornata di lavoro, si ritrovava a tavola godendo dei frutti delle proprie campagne. Ed è qui che la festa di San Martino viene onorata in un modo piuttosto inusuale. La festa di San Martino, infatti, in moltissime località, è la festa dei mariti traditi forse perché, nel giorno dedicato al Santo, si svolgevano fiere di bestiame per lo più “munito di corna”. Le fiere e i mercati duravano alcuni giorni, cosicché le mogli che rimanevano a casa avevano la libertà di poter tradire i propri mariti anche con i mezzadri del loro fondo. I mariti traditi, poi, venivano fatti oggetto di scherno e di una vera caccia, sia pur simulata, nella quale essi dovevano interpretare il ruolo del cervo, animale dalle ricche e ramificate corna. È questa l’origine della Festa dei cornuti che ormai da anni è entrata nel costume e nelle tradizioni di Ruviano.

Una leggenda, divenuta “realtà”, alla fine degli anni settanta, quando alcuni giovani pieni di entusiasmo ed ardenti d’amore per la terra natia, vollero dare seguito alla leggenda, tramandata da secoli di generazione, in generazione. Per diventare cornuti doc! Una presa di coscienza sulla necessità di difendere il “marchio”-in via d’estinzione. Per non dimenticare il curioso e bizzarro rito, verosimilmente già presente in era pagana, nel minuscolo paesino della provincia di Caserta: interrotto negli anni anche per lunghi periodi, e di tanto in tanto ripreso – che ormai da un quarto di secolo – si celebra puntualmente ogni anno. Tutto iniziò come uno scherzo. Il cupo mese di novembre. Si riunirono, si dettero da fare, spesero la loro baldanza giovanile, ma anche i pochi spiccioli che avevano da parte, affrontarono diffidenze ed incredulità, freddezze ed assenteismi, decisi a celebrare la Festa dei Cornuti – collocata l’undici novembre, in onore di S.Martino, noto protettore dei portatori d’aculei. Andò tutto per il meglio. Sfilando coraggiosamente in processione per le strade del paese, con mastodontiche corna sulla testa, in una sorta di “autoflagellazione collettiva”. Furono premiati da applausi e da lodi esterne- ma anche dalla soddisfazione interna che la coscienza del bene regala agli uomini di buona volontà. RIUNITI IN ASSOCIAZIONE E fu sull’eco del successo della festa, che l’anno dopo i cornuti organizzati, diventati per l’occasione una ventina, tornarono all’assalto. Decisi a dare soluzione di continuità alla tradizionale festa. La fine dell’estate di quell’anno fu il preludio alla nascita di un’associazione. L’ACR: Associazione Cornuti Ruvianesi. “Nata con lo scopo di far valere i propri diritti, per alleviare le sofferenze delle persone colpite dalla sindrome dei bernoccoli, per aiutarle in modo corretto sul piano neuro-riabilitativo, tramite un sereno confronto con le altre vittime”- sottolinea divertito uno dei soci fondatori. Associazione cresciuta negli anni, per l’arrivo di nuovi adepti, ogni anno in fila per ricevere il “battesimo” e la conseguente patente di becco. CORNUTI D’ITALIA A RACCOLTA Cornuto è bello. I duemila abitanti del paesino casertano sono orgogliosi di esserlo- e l’undici novembre di ogni anno si ritrovano, provenienti dall’intera penisola (qualcuno anche dall’America) – per festeggiare il loro patrono, sfilando in processione, con gioia e “speranza”- con tanto di stendardo, santo, monaco, chierichetto e presidente – tutti in costume tipico, accompagnati dalla banda per cantare il caratteristico inno dei cornuti: processione che si conclude l’incendio del fantoccio di pezza, naturalmente munito di grossi aculei. Uniti dalle armi portate sulla testa, “mimetizzati” per gioco- con buona dose d’ironia. “Terapia” per allontanare lo spettro di “pesi” veri sulla fronte- per dribblare ed esorcizzare l’incombente pericolo: l’anamnesi di qualche “antropologo”del luogo. In passerella becchi di tutti i tipi- con corna lunghissime, personalizzate, tecnologiche. LA PROCESSIONE Goliardia, ironia, folklore- per valorizzare il “prodotto tipico ruvianese. Le corna Processione, inno, battesimo nuovi adepti, discorso del Presidente dell’Associazione, che ha elencato le dieci buone regole del cornuto doc. Per finire, tutti cornuti e contenti al ristorante, per una cena esclusiva. L’ingresso riservato solo a persone con carico pendente sulla testa, previa esibizione certificato- cornuto-doc, “attestato precedentemente dalle divertite consorti”. Rimaste a casa a “produrre” il prodotto tipico locale! Ruviano, patria dei cornuti. A quando la festa nazionale? Festa terapizzante per milioni d’italiani spesso alle prese con il fastidiosissimo peso sulla testa: un buon metodo per alleviare il doloroso carico pendente

Anche nel borgo molisano di Rionero Sannitico, l’11 novembre, in occasione della festività di San Martino, si celebrano i cornuti. L’accensione del fuoco da’ il via alla investitura dei cornuti che sfilano reggendo, alternandosi, il fantoccio di San Martino, con delle corna in stile vichingo e delle luci intermittenti. Una tradizione che nasce dal fatto che durante le fiere e i mercati, che un tempo duravano più giorni, le mogli che rimanevano a casa avevano la libertà di poter tradire i propri mariti anche con i mezzadri del loro fondo. I mariti traditi, poi, venivano fatti oggetto di scherno e di una vera caccia, sia pur simulata, nella quale essi dovevano interpretare il ruolo del cervo, animale dalle ricche e ramificate corna. Tante le battaglie che qui, in passato, si sono succedute, e qui si scontrarono anche i Templari. E rappresentazioni di questi Templari, con le loro spade scintillanti, con i bagliori e i fasti dell’epoca, sono memoria scenica in occasione della Giornata europea del Pellegrino, istituita l’8 agosto 2015, caratterizzata da numerosi eventi, tra cui esibizioni di combattimenti medievali con i Cavalieri dell’Associazione Acors. L’intero borgo, per l’occasione, si mostra ospite di tanti pellegrini provenienti da ogni dove, accolti dalla tipica calorosità molisana. Una giornata all’insegna dell’amore, della fratellanza e del contatto umano. Un evento che ben si inserisce nel contesto dell’importante itinerario culturale riconosciuto del tratto sud della via Francigena, posto in una progetto di valorizzazione dell’intero reticolo viario riconosciuto nell’ormai lontano 1994 sino a Roma da Canterbury che, con il riconoscimento sud da Roma a Gerusalemme, è diventato un unicum.

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