Passeggiando in bicicletta …

Gli odori ci vengono incontro in processione, nella lunga discesa che segue. Siamo risucchiati in un tunnel pieno di vento, la velocità aumenta, la temperatura scende, l’aria diventa una cosa solida che si perfora, in sequenza rapidissima e successione altimetrica il naso intercetta uno dopo l’altro fieno, sottobosco, rugiada, fumo di foglie bruciate, legname, erba falciata, polvere, bestiame, una locanda, il limo del fiume, vigne sotto il sole. Le ciliegie, le prugne, le nespole è cresommele. Nomi che diventano familiari, che li ripeti nello sforzo massimale per affrontare il nastro infinito, grigio che hai davanti: è Briccelle, à Carabina, Bracigliano, Monteforte. E l’incitamento di Enzo, Rosamaria, che hai lì: di fianco, a sostenerti, incoraggiarti, consigliarti.Acceleriamo sulle piste come segugi cacciatori, gli odori scavano nella memoria, si eccitano fra loro, nechiamano altri a raccolta. Il piacere della bicicletta è quello stesso della libertà, forse meglio di una liberazione andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo, senza servitù come in treno.

La bicicletta siamo ancora noi, che vinciamo lo spazio e il tempo; stiamo in bilico e quindi nella indecisione di un giuoco con la tranquilla sicurezza di vincere; siamo soli senza nemmeno il contatto con laterra, che le nostre ruote sfiorano appena, quasi in balia del vento, contro il quale lottiamo come un uccello.

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