Domenico, morto tra errori e silenzi
Di Enzo Rea
L’ingrato destino del piccolo Domenico Caliendo, deceduto al Monaldi di Napoli sotto i colpi di errori imperdonabili prima e dopo il trapianto del suo piccolo cuore e della cecità, a dir poco, dei preposti alla guida dell’eccellente nosocomio, non può annegare nell’oblio istituzionale.
La Regione Campania, posta da questa immane tragedia di fronte alla urgenza di abbattere gestioni fallimentari, laddove come tali si configurano, della Sanità regionale, non può limitarsi alla convocazione di un Consiglio Regionale monotematico, da concludere magari con l’approvazione di un “sudato” documento votato all’unanimità.
Occorrono misure immediate .
Una scelta , non solo funzionale, ma anche etica propenderebbe per la nomica di un commissario ad acta che sciolga l’Azienda Ospedaliera dei Colli.
Ne deriverebbe come conseguenza la creazione di una Azienda Ospedaliera Monaldi, nella quale far confluire risorse ed energie per la ripresa di credibilità dell la storica eccellenza napoletana.
Contestualmente anche al Cotugno andrebbe restituito il rango di Azienda Ospedaliera , considerato che nelle emergenze pandemiche ( dal colera al covid ) il principale ospedale infettivologico di tutto il Mezzogiorno è stato sempre un pilastro incrollabile per combattere anche i virus più insidiosi.
La dimensione del Cotugno è inversamente proporzionale alla sua conclamata capacità di affrontare le emergenze più aggressive.

Tra gli anni 2008 e 2009 sindacalisti ispirati dell’area medica avevano chiesto che il Cotugno fosse trasformato in Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico ( IRCCS ).
Sarebbe così stato possibile farne anche un centro di ricerca e metterlo al passo con lo Spallanzani di Roma ed il Sacco di Milano.
Il 16 maggio 2020, il Mattino di Napoli riportava a pagina intera:
“Cotugno centro di ricerca – Progetto dimenticato“
Nell’articolo Ettore Mautone, segnalava che in Campania esistono solo due Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico: uno pubblico per la cura dei tumori presso l’istituto Pascale; l’altro privato, presso l’Sdn, per la diagnostica.
Si faceva, anche, riferimento alla iniziativa coraggiosa del consigliere regionale Antonio Marciano che in soli due giorni, nell’anno 2014, aveva raccolto ben 4000 firme a sostegno del progetto di trasformazione del Cotugno in Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.
L’articolo del Mattino veniva pubblicato in piena emergenza covid.
Il Cotugno era stato scoperto da tutto il mondo come eccellenza nella lotta ai virus.
Antonio Marciano aveva inviato le quattromila firme raccolte alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero della salute , alla Presidenza della Giunta regionale della Campania, e alla direzione strategica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, facendole precedere dalla seguente premessa:-
Dopo il pubblico richiamo al progetto di trasformare il Cotugno in Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, contenuto nell’articolo di Ettore Mautone, seguì un assordante silenzio.
La richiesta di quattromila cittadini fu tenuta in non cale.
L’emergenza covid fu la prova provata della scelta scellerata di togliere la configurazione di Azienda Ospedaliera al Cotugno.
Il disinteresse della classe dirigente regionale per i destini ed il ruolo del centro infettivologico napoletano non va dimenticato.
Politici e sindacato di categoria e confederale… non pervenuti!
In questo contesto il CTO ritornerebbe nell’ambito dell’ASL Napoli 1 Centro..
Enzo Rea
Già Direttore delle Risorse Umane dell’A.O. Cotugno
E Direttore dell’Economato dell’A.O. dei Colli







