Paura al Menti, poi il Pisa cala il tris: la Juve Stabia si arrende alla legge della Serie B

Castellammare di Stabia (Napoli), 6 settembre 2026 – Per quasi cinquanta minuti, al “Romeo Menti”, il calcio ha lasciato spazio alla paura. Una di quelle parentesi in cui il risultato, la classifica e persino il pallone smettono improvvisamente di avere importanza. Al 41’ del primo tempo, con il gioco fermo, il difensore bulgaro del Pisa Rosen Bozhinov si è accasciato al suolo, perdendo conoscenza. Un episodio drammatico, accompagnato – secondo le prime ricostruzioni – anche da convulsioni, che ha gettato nello sgomento entrambe le squadre e l’intero stadio.

Immediato l’intervento dei compagni, degli avversari, del direttore di gara Calzavara e degli staff sanitari, ai quali è stato consentito tempestivamente l’accesso al terreno di gioco. Nel silenzio irreale del Menti, ogni attenzione è stata rivolta al calciatore nerazzurro.

Una situazione resa ancor più delicata dalle condizioni climatiche. Al momento dell’incontro la temperatura sfiorava i 30 gradi, con una percezione termica ancora superiore. Un caldo pesante, opprimente, che riporta inevitabilmente al centro della discussione una domanda che il calcio professionistico non può continuare a eludere: è davvero opportuno disputare partite alle 15 in condizioni di questo genere?

La risposta, francamente, dovrebbe essere negativa.

Il calcio moderno parla continuamente di tutela degli atleti, protocolli, prevenzione e sicurezza. E allora non si comprende per quale ragione si debbano programmare gare nelle ore più calde della giornata, soprattutto a inizio settembre, quando l’estate non ha ancora ceduto il passo all’autunno. Non è una questione di categoria, né di campionato: la salute dei calciatori dovrebbe venire prima di qualsiasi esigenza televisiva o di calendario. Ovviamente vale per qualsiasi sport.

La gara è stata sospesa in attesa di notizie sulle condizioni di Bozhinov. Il difensore è stato trasportato all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia per gli accertamenti del caso. Il primo aggiornamento del Pisa ha però restituito un respiro di sollievo: il calciatore era cosciente.

Il successivo bollettino medico, diffuso dal primario del pronto soccorso Pietro Di Cicco, ha ulteriormente rasserenato l’ambiente: “Vigile, cosciente, con parametri vitali stabili”. Bozhinov è rimasto ricoverato in osservazione per il completamento degli accertamenti diagnostici. Tra le ipotesi alla base del malore è stata indicata una crisi di disidratazione.

Il calcio, dopo aver trattenuto il fiato, ha potuto lentamente riprendere il proprio corso.

Dopo circa cinquanta minuti di interruzione, Calzavara si è confrontato con i capitani e si è deciso di ripartire dal 41’ del primo tempo, disputando gli ultimi minuti prima dell’intervallo. Bozhinov è stato sostituito da Coppola.

E proprio nei minuti immediatamente successivi alla ripresa, il Pisa ha trovato la forza per trasformare una serata surreale in una serata da tre punti.

Al 43’ Tramoni ha servito Arturo Calabresi, che ha lasciato partire un destro potente e preciso, infilando il pallone sotto la traversa per lo 0-1. Una rete dal significato particolare. Il capitano nerazzurro è corso verso la panchina, ha raccolto la maglia di Bozhinov e l’ha stretta al petto, portandosi poi una mano sul cuore. Un gesto semplice, ma di straordinaria intensità emotiva.

Al 49’ il Pisa ha avuto anche la possibilità di raddoppiare dagli undici metri. Petagna si è fatto respingere il calcio di rigore da Boer, ma sulla ribattuta Leris ha trovato il tap-in vincente. La rete, tuttavia, è stata annullata per fuorigioco.

Si è andati dunque all’intervallo con il Pisa avanti di misura.

La Juve Stabia reagisce, ma il Pisa resiste

Nella ripresa De Giorgio ha provato a cambiare l’inerzia della partita, mentre il Pisa ha dovuto gestire energie e pressione.

Pittarello ha rilevato Petagna in avanti, dopo il grande dispendio fisico del primo tempo. La Juve Stabia ha iniziato a guadagnare metri e a costruire qualche situazione interessante.

Al 46’ Piscopo ha provato la conclusione di controbalzo sugli sviluppi di un corner, ma il pallone è terminato alto. Poco dopo Calabresi ha chiuso provvidenzialmente una pericolosa azione dei padroni di casa, intercettando l’ultimo passaggio destinato proprio a Piscopo.

Al 53’ Ricciardi ha tentato la conclusione dal limite, trovando la deviazione di Correia in calcio d’angolo. Dal corner successivo Bellich ha sfiorato il bersaglio, mandando il pallone di poco a lato.

La Juve Stabia ha preso coraggio.

Al 58’ è arrivata la più nitida occasione gialloblù: Maistro, con un sinistro dalla distanza, ha colpito il palo alla sinistra di Confente. Il pallone è terminato sul fondo, lasciando il Menti con il rimpianto di un pareggio che in quel momento sembrava poter cambiare completamente il volto della partita.

Ma il Pisa ha saputo soffrire.

E al 69’ ha colpito nuovamente.

Pittarello ha servito Tramoni al volo. Il corso ha disegnato un perfetto movimento tra le maglie della difesa stabiese, ha liberato la conclusione e con il destro ha spedito il pallone sotto la traversa per lo 0-2.

La partita, di fatto, ha preso la strada di Pisa.

All’80’ Coppola aveva trovato anche il gol sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ma la posizione irregolare aveva indotto l’arbitro ad annullare la rete. Il VAR ha però richiamato l’attenzione del direttore di gara e, dopo la verifica, il gol è stato convalidato: 0-3.

Nel finale la Juve Stabia ha provato almeno a rendere meno amaro il passivo, ma l’ex Confente ha abbassato definitivamente la saracinesca. Al 91’ e al 93’ il portiere del Pisa ha negato agli stabiesi la possibilità di riaprire una partita ormai compromessa.

De Giorgio, una riflessione sul 4-3-3 è doverosa

La sconfitta non deve certamente mettere in discussione il valore di De Giorgio, allenatore giovane, preparato e con prospettiva. Ma proprio perché la Serie B non concede tregua, è necessario interrogarsi anche sulle scelte tattiche.

Il 4-3-3 è un sistema di gioco affascinante, ma pretende caratteristiche precise: esterni capaci di saltare l’uomo, centrocampisti in grado di dare equilibrio e una prima punta che abbia presenza e peso realizzativo.

La domanda, dunque, è se l’attuale organico della Juve Stabia disponga degli interpreti più adatti per sostenerlo in maniera radicale. La risposta è si, ma partono dalla panchina.

Nel primo tempo le occasioni create dalle Vespe sono state pochissime. Il Pisa ha coperto praticamente ogni spazio, con l’ex Correia particolarmente efficace nel leggere e aggredire le traiettorie del gioco. La squadra di De Giorgio è apparsa a lungo prevedibile.

E qui si apre il capitolo dei cambiamenti.

Candellone, per caratteristiche, sembra poter essere più utile come esterno offensivo, ruolo nel quale mister Pagliuca aveva saputo valorizzarne corsa, sacrificio e capacità di lavorare per la squadra. Chiedergli con continuità i gol di un centravanti puro che non ha per caratteristiche, rischia di esaltarne meno le qualità.

Piscopo, invece, nel 4-3-3 dovrebbe garantire quella superiorità numerica che nasce dal dribbling, dall’uno contro uno, dalla capacità di spaccare una difesa. Se l’esterno non riesce con continuità a saltare l’uomo e perde troppi palloni in costruzione, l’intero meccanismo offensivo rischia di incepparsi.

Eppure, nella rosa, un giocatore con caratteristiche più aderenti a questa esigenza c’è: Fernandes.

C’è poi il problema del regista. È una questione che la Juve Stabia sembra portarsi dietro dall’inizio della stagione. Buglio è un giocatore utile, ma non appare un regista classico. Perché allora non valutare, almeno in determinate circostanze, soluzioni alternative? Pierobon davanti alla difesa, ad esempio, potrebbe rappresentare un esperimento interessante.

E davanti?

Di Nardo è una prima punta che conosce la porta e che, per caratteristiche, potrebbe meritare maggiore considerazione. La scelta di affidarsi a Candellone come riferimento offensivo resta legittima e appartiene all’allenatore, che vede i calciatori durante tutta la settimana e conosce dinamiche che dall’esterno non possono essere completamente percepite.

Ma una cosa è certa: la Serie B impone coraggio nelle scelte.

E allora perché non provare, almeno in alcune partite, un tridente composto da Fernandes, Di Nardo e Sibilli? Quest’ultimo, grazie alla propria duttilità, potrebbe offrire soluzioni differenti e occupare più zone del fronte offensivo.

Non si tratta di sostituirsi all’allenatore, né tantomeno di pretendere di conoscere meglio di lui le condizioni dei suoi calciatori. Il compito di chi osserva è però quello di porsi domande.

E una domanda, oggi, è inevitabile: la Juve Stabia ha davvero bisogno di essere rigidamente ancorata al 4-3-3?

Forse, in determinate circostanze, un 4-4-2 o una diversa disposizione tattica potrebbe permettere alle Vespe di sfruttare meglio le caratteristiche degli uomini a disposizione.

De Giorgio è bravo. È un tecnico di prospettiva e merita fiducia. Ma la Serie B è un campionato spietato, nel quale il tempo per correggere gli errori è ridotto all’osso e nessuno regala nulla.

La Lega, intanto, dovrebbe interrogarsi seriamente anche sull’orario delle partite. Perché ciò che è accaduto a Bozhinov, fortunatamente conclusosi con notizie rassicuranti, deve essere un monito. Giocare alle 15, con temperature prossime ai 30 gradi e una percezione ancora superiore, non può diventare la normalità.

Prima vengono gli uomini.

Poi il calcio.

E solo dopo tutto il resto.

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