LA ROVESCIATA CHE HA GELATO IL BRAGLIA

Il Braglia si è spento in un istante.
Un secondo prima cantava, spingeva, credeva nella forza del proprio destino. Un secondo dopo era pietra, gelo, silenzio. Perché il calcio, quando decide di essere poesia crudele, non avvisa nessuno. Ti guarda negli occhi e colpisce al cuore.

E allora eccola, la fotografia di una notte che Castellammare di Stabia non dimenticherà mai: l’86esimo minuto, una palla che danza velenosa nell’area modenese, il rimbalzo sporco, la traiettoria impazzita, e poi lui, Zeroli.
Una rovesciata feroce, istintiva, quasi animalesca. Un gesto da strada e da leggenda. Un lampo alla Ibrahimović. Una sforbiciata che squarcia il cielo di Modena e fa esplodere il settore ospiti.

Gol.

Gol pesantissimo.
Gol di quelli che cambiano la storia.
Gol di quelli che non finiscono nel tabellino, ma dentro la memoria di un popolo
.

Il Modena arrivava alla sfida forte del sesto posto, del vantaggio casalingo, di due risultati su tre. Gli uomini di Sottil avevano chiuso la regular season con quattro punti di vantaggio sulle Vespe e con il favore del regolamento: anche un pareggio, dopo eventuali supplementari, avrebbe spalancato agli emiliani le porte del turno successivo.

Ma il calcio non vive di regolamenti.
Vive di fame.
Di coraggio.
Di uomini pronti a soffrire.

E la Juve Stabia ha sofferto da vera guerriera.

Nel primo tempo il Modena parte come una furia. Aggressivo, rabbioso, quasi convinto di poter indirizzare subito la partita. Ambrosino stampa un palo su punizione nei primi minuti e il Braglia sente l’odore del colpo. Gli emiliani spingono, pressano, cercano il varco.

Ma non trovano crepe.

Perché? Perché Ignazio Abate ha preparato una battaglia perfetta. Una squadra corta, compatta, impeccabile nelle distanze. Una Juve Stabia che non aveva alcuna intenzione di concedere spazi all’incoscienza.
Perché certe partite non si giocano con la frenesia.
Si giocano con il veleno lento dell’attesa.

Aspettare.
Resistere.
Ripartire.

Come fanno i veri guerrieri.

La Juve Stabia comprende che il primo turno playoff non è una gara da estetica, ma da sopravvivenza. E allora resta lì, aggrappata alla partita con le unghie e con i denti. Cacciamani crea la prima vera occasione stabiese nel finale del primo tempo. De Luca risponde. Ma lo 0-0 resiste all’intervallo come una miccia ancora accesa.

Nella ripresa il Modena prova ad alzare ancora il volume. Al 71’ arriva la sequenza che sembra poter spezzare il destino della gara. Ripartenza gialloblù, Gliozzi si presenta davanti a Confente: uscita mostruosa del portiere stabiese. La palla resta viva, Pyythia calcia dal limite, Giorgini salva. Ancora Gliozzi, ancora Confente. Monumentale!

Tre interventi che valgono quanto un gol. Forse di più.
Perché i portieri, in certe notti, diventano santi protettori.

E mentre il Modena consuma energie e speranze, la Juve Stabia cresce. Respira. Prende campo. Sente che il momento sta arrivando.

E il momento arriva.

All’86’.

Corner. Mischia. Palombella velenosa. Zeroli si coordina in una frazione di secondo e scaraventa il pallone in rete in rovesciata. Il Braglia si ghiaccia. Le Vespe impazziscono. La panchina stabiese corre come se avesse liberato anni di dolore e sacrificio in una sola esultanza.

È il gol dell’anima.
Il gol della resistenza.
Il gol di chi non si arrende mai.

Delusione enorme per il Modena di Sottil, soprattutto per un secondo tempo troppo sterile, troppo timido, incapace di trovare davvero il colpo decisivo. Meglio gli emiliani nella prima frazione, sì, ma senza mai sorprendere davvero una Juve Stabia organizzata, feroce, disciplinata.

E allora gli applausi sono tutti per Abate e per questo gruppo straordinario. Una squadra che, nonostante i problemi societari, nonostante le ombre, nonostante l’incertezza, continua a combattere.
E un plauso va anche ai due amministratori giudiziari che hanno avuto il coraggio di scoperchiare quello che molti stabiesi definiscono un “pacco”: una società ceduta simbolicamente “a un euro, meno di un caffè”, ma con il peso enorme della storia sulle spalle.

Perché la Juve Stabia non è solo una squadra.
È identità.
È appartenenza.
È il popolo stabiese che trasforma la passione nell’arma pacifica più potente contro chiunque voglia schiaffeggiare la propria storia calcistica
.

E questa squadra quella storia la sta onorando fino all’ultima goccia di sudore.

Ora ci sarà il Monza.
Sabato sera al Romeo Menti, martedì il ritorno in Lombardia. Due sfide durissime, due montagne da scalare. Ma questa Juve Stabia ha dimostrato di non avere paura dell’altitudine.

Per il secondo anno consecutivo le Vespe conquistano i playoff. E già questo basterebbe a entrare nella storia.

Ma certe squadre non si accontentano della storia.

Certe squadre vogliono diventare leggenda.

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