La spinta delle Vespe, il sogno che prende forma: Juve Stabia cinica e concreta, Cesena piegato al Menti

Certe partite hanno il sapore del mare e il peso delle ambizioni. Allo Stadio Romeo Menti, in una luminosa giornata d’aprile, la Juve Stabia e il Cesena si sono affrontati con lo sguardo rivolto ai playoff e il cuore pieno di tensione. Sullo sfondo, il Golfo di Napoli, il profilo del Monte Faito e il Vesuvio lontano a ricordare che qui il calcio è sempre qualcosa di più di un semplice gioco.

Due squadre vicine, due idee simili, due allenatori – Ignazio Abate e l’inglese Ashley Cole – cresciuti sulla fascia, con quella vocazione alla spinta che oggi si traduce in identità di gioco. Eppure, la partita ha raccontato una storia diversa: quella della concretezza contro la costruzione, della fame contro la bellezza.

Il primo tempo è stato come un’orchestra che non trova subito il ritmo. La Juve Stabia parte con aggressività, ma senza incidere davvero. L’assenza di Leone pesa come un vuoto difficile da colmare: Correia prova ad adattarsi, ma il palleggio non ha la stessa fluidità. Ha altre qualità.

Il Cesena, invece, cresce col passare dei minuti. Attorno al quarto d’ora, le incursioni di Ciervo sulla destra accendono i primi brividi, mentre la manovra romagnola appare più pulita, più pensata.

Poi, al 42’, l’occasione che avrebbe potuto cambiare tutto: Bisoli, fino a quel momento nervoso e provocatorio, disegna un passaggio perfetto, Cristian Shpendi si ritrova davanti al destino, ma lo spreca. Clamorosamente. È il momento che resta sospeso nell’aria mentre le squadre rientrano negli spogliatoi sullo 0-0, con la sensazione che qualcosa debba cambiare.

E cambia davvero.

Perché Ignazio Abate, uomo di corsa e intuizione, legge la partita e la ribalta con le sue scelte. Dentro Gabrielloni e Torrasi: fuori un opaco Matheu e un Mannini evanescente. È la scossa. È il segnale.

Al 51’, il calcio diventa istinto puro. Mischia in area, pallone vagante, e come un predatore silenzioso emerge Marco Varnier: il difensore centrale si trasforma in attaccante e firma l’1-0. È il gol che rompe l’equilibrio, che libera il Menti, che dà voce alla curva.

Il Cesena accusa il colpo, ma non smette di giocare. Tuttavia, il calcio – si sa – premia chi sa colpire al momento giusto. E al 63’ arriva la perla che chiude il pomeriggio: Luca Carissoni prende palla, punta l’uomo, lo manda a sedere con una finta secca, si sposta sul sinistro e calcia. Il pallone si infila alla sinistra del portire. È il gol della bellezza dentro una partita di sacrificio. È il 2-0.

Da lì in poi, la gara prende la direzione di Castellammare. Il Cesena fraseggia, prova a costruire, ma manca negli ultimi metri. Cristian Shpendi resta in ombra, così come un attacco che non riesce a concretizzare quanto di buono prodotto. Dall’altra parte, Okoro lotta ma non brilla: non serve, oggi, perché la Juve Stabia è squadra vera, compatta, concreta.

Il fischio finale della direttrice di gara Maria Sole Ferrieri Caputi sancisce un successo meritato. Ha lasciato correre quando serviva, ha punito con decisione i falli cattivi: una direzione autorevole, da palcoscenici importanti.

Finisce 2-0. Finisce con la Juve Stabia che consolida la propria posizione playoff, guardando da vicino chi sta sopra, con il sogno che si fa sempre più concreto. Finisce con una curva che non ha mai smesso di cantare, neanche per un secondo, spingendo le vespe oltre la fatica.

E in quel vento leggero che arriva dal mare, oggi, Castellammare può permettersi di sognare

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