Pomigliano d’Arco, via Masarda: assolti tutti gli imputati. Nessun “sacco edilizio”.

Pomigliano d’Arco volta pagina. A quasi cinque anni dal sequestro dei fabbricati di via Masarda, avvenuto nel febbraio 2021, si chiude definitivamente uno dei procedimenti giudiziari più discussi e divisivi degli ultimi anni. Il Tribunale di Nola ha assolto tutti gli imputati dall’accusa di lottizzazione abusiva, escludendo in modo netto la sussistenza del reato e smontando integralmente l’ipotesi di un presunto “sistema Pomigliano” che, per lungo tempo, aveva alimentato sospetti, polemiche e un racconto cupo sulla gestione urbanistica della città.

Nessuna lottizzazione. Nessun sacco edilizio. Nessun intreccio illecito tra tecnici, imprenditori e istituzioni. È questo, in sintesi, l’esito del dibattimento che ha riguardato gli interventi di riqualificazione e ristrutturazione di fabbricati e capannoni di via Masarda, sequestrati all’epoca dalla Polizia Municipale del Comune di Pomigliano d’Arco. Un’inchiesta che aveva congelato cantieri, investimenti e prospettive di sviluppo urbano, proiettando ombre lunghe sull’immagine della città.

Nel corso del processo, l’istruttoria ha progressivamente svuotato di contenuto l’impianto accusatorio. Davanti ai giudici nolani è emerso con chiarezza che mancavano sia gli elementi oggettivi sia quelli soggettivi del reato di lottizzazione abusiva. Le opere contestate sono state ricondotte ad interventi legittimi, correttamente inquadrati sotto il profilo urbanistico, privi di quelle caratteristiche di trasformazione illecita del territorio ipotizzate all’origine dell’indagine.

Un passaggio decisivo ha segnato l’epilogo della vicenda: al termine del dibattimento è stata la stessa pubblica accusa a chiedere l’assoluzione di tutti gli imputati, prendendo atto dell’infondatezza giuridica e fattuale delle contestazioni. Il Tribunale ha accolto la richiesta, pronunciando un’assoluzione piena. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Francesco Picca per gli imprenditori, e Gennaro Demetrio Paipais, Ivan Pacifico, Antonio Pelliccia e Gianmario Sposito per i tecnici.

Nel corso degli anni, mentre il procedimento penale era ancora pendente, l’amministrazione comunale era più volte intervenuta per chiarire il quadro normativo di riferimento. In un comunicato ufficiale del 2023 era stato ricordato che il permesso a costruire per via Masarda era stato richiesto ai sensi dell’articolo 38 del DPR 380/2001, norma che attribuisce al dirigente dell’Ufficio tecnico – e non al Consiglio comunale – la verifica dei presupposti per il rilascio del titolo edilizio. Al Consiglio spettava esclusivamente la valutazione del pubblico interesse dell’intervento, individuato nella realizzazione di una nuova strada di collegamento, parcheggi ad uso pubblico, un parco di circa 6.000 metri quadrati e 22 alloggi di edilizia residenziale sociale, pari al 30 per cento degli appartamenti previsti.

Lo schema di convenzione fu approvato al termine di un lungo e acceso dibattito consiliare. Le opposizioni – come hanno successivamente precisato i consiglieri Marco Iasevoli, Vito Fiacco Esposito e Carla Mercogliano – votarono contro. Un dato politico che, tuttavia, non ha trovato alcun riscontro sul piano penale. Nessun condono, nessun permesso rilasciato su area sottoposta a sequestro penale, competenza che resta in via esclusiva alla Procura di Nola.

La sentenza di assoluzione sconfessa così l’idea di un sistema illecito costruito attorno alla trasformazione urbana di via Masarda. «Un teorema montato che coinvolgeva tecnici, Comune e imprenditori», è il commento che accompagna l’uscita dal processo. Intanto i cantieri, uno dopo l’altro, vengono dissequestrati e tornano operativi.

Resta, però, il segno profondo lasciato da anni di blocco e da una narrazione che ha duramente compromesso l’immagine della città. Una vicenda amara anche per fornitori, operai e cittadini che avevano acquistato casa e si sono ritrovati improvvisamente letteralmente spiazzati: subendo danni economici rilevanti. Le opposizioni politiche avevano, nel frattempo, indirizzato contro il sindaco Lello Russo ogni forma di allusione e sospetto.

La giustizia ha scritto la parola fine.

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