A bordo della Global Sumud Flotilla, la più grande missione civile mai organizzata per rompere l’assedio navale imposto a Gaza, ci sono anche quattro parlamentari italiani

Pochi ne parlano, ma tra le onde del Mediterraneo questa volta non ci sono solo attivisti, giornalisti, avvocati e artisti provenienti da 44 Paesi. A bordo della Global Sumud Flotilla, la più grande missione civile mai organizzata per rompere l’assedio navale imposto a Gaza, ci sono anche quattro parlamentari italiani.

Si tratta delle eurodeputate Benedetta Scuderi (Avs) e Annalisa Corrado (Pd), del deputato Arturo Scotto (Pd) e del senatore Marco Croatti (M5S). La loro presenza trasforma un’operazione internazionale di solidarietà in un tema politico nazionale, portando a Roma il dibattito su cosa significhi oggi “protezione diplomatica”.

La Flotilla è composta da 50 imbarcazioni cariche di aiuti: cibo, acqua, medicinali, beni di prima necessità. L’obiettivo è chiaro, dichiarato e allo stesso tempo audace: violare simbolicamente e materialmente l’assedio per far arrivare sostegno diretto alla popolazione palestinese.

Scotto e Corrado, raggiunti da Fanpage.it, hanno lanciato un appello al governo Meloni: “L’Italia deve garantire protezione diplomatica a tutti gli attivisti italiani che partecipano alla spedizione”. Non solo. Hanno definito gli attacchi delle ultime notti un segnale inquietante, “un messaggio mafioso”, che non può lasciare indifferente la comunità internazionale.

Una missione civile, dunque, che diventa inevitabilmente politica. E che mette l’Italia di fronte a una scelta: voltarsi dall’altra parte o assumere una posizione chiara sul diritto dei popoli a ricevere aiuti umanitari.

Come scriveva Albert Einstein: “La pace non può essere mantenuta con la forza, può solo essere raggiunta con la comprensione.”

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