La politica campana si prepara all’appuntamento con le regionali del 23-24 novembre, ma il Partito Democratico sembra avviato verso una delle sue fasi più controverse e discusse.
Da un lato, i presunti “dissidenti” come Sandro Ruotolo e Marco Sarracino — che in passato avevano invocato una modernizzazione del partito — oggi appaiono allineati alle logiche di potere interne. Ruotolo, parlamentare europeo, e Sarracino, deputato nazionale, eletti ma senza un forte radicamento nel voto popolare, hanno finito per piegarsi a un equilibrio che porta inevitabilmente alla consacrazione di Piero De Luca come prossimo segretario regionale del PD Campania.
Una scelta che sa di investitura dinastica, con l’uscente governatore Vincenzo De Luca pronto a benedire la candidatura di Roberto Fico a capo del “Campo Largo”. Un tempo osteggiato dallo stesso De Luca, Fico oggi diventa improvvisamente l’uomo giusto per garantire la continuità. Manca solo l’ufficialità, ma il congresso campano del PD appare già scritto: un po’ come Napoleone che si incoronò da solo, qui la “corona” sembra destinata al figlio del governatore.
Queste manovre hanno inevitabilmente alimentato malumori nell’elettorato campano, che inizia a percepire il PD come sempre più autoreferenziale e lontano dai principi di rinnovamento tanto sbandierati.
Uno scenario non isolato: in Puglia, infatti, si assiste a un copione simile, con Michele Emiliano e Nichi Vendola pronti a capeggiare le liste e a mettere di fatto un veto alla candidatura di Antonio Decaro come nome del centrosinistra.
Il risultato, a livello nazionale, è una sorta di “barzelletta” politica, dove il Partito Democratico appare ripiegato su logiche interne, contraddizioni e giochi di potere che riducono lo spazio di manovra della segretaria Elly Schlein. Una leader che, in questa partita, mostra poca personalità, incapace di imporre una linea chiara e di rompere con il passato, riportando il PD indietro ai suoi tempi più bui.
In tutto ciò, a sorridere è soprattutto il centrodestra di governo, che assiste da spettatore privilegiato alle difficoltà del principale partito di opposizione, preparando il terreno per capitalizzare il malcontento.






